Trascrizioni per chitarra.



Le partiture che seguono sono mie trascrizioni "originali", nel senso che non sono scopiazzate da altre parti. Immagino che le musiche siano, al contrario!, di proprietà dei loro autori ed è anche per questo che non oso metterle a disposizione nella loro interezza.

Se, a mio grande onore, i loro autori mi scriveranno con la preghiera di rimuoverle, obbediro' senza né ma né bah. In ogni caso, sono introvabili malgrado quante ricerche io ne abbia fatte.

Giorgio Laneve

Il fatto che Giorgio Laneve non sia divenuto popolare la dice lunga sui gusti musicali degl'italiani "medii", e, probabilmente, anche sulla loro cultura letteraria.
A distanza di 35-37 anni ascolto ancora le canzoni dei suoi primi LP, parte delle quali ho potuto scaricare da Amazon,e devo dire che tutte sono piacevoli e due o tre sono davvero belle. I testi sono scritti in ottimo italiano e la parte per chitarra è fluida.

Non mi pare che esistano partiture per chitarra delle canzoni qui sotto; del terzo o quarto LP, "Viva fantasia", credo di possedere ancora gli spartiti, che comprai molti anni fa alle Messaggerie di Milano.

Mi sto prendendo la briga di trascriverne alcune sue canzoni, cominciando da quelle che mi paiono piu' facile da interpretare. Via via che diventero' provetto col software e su come si trascrive mi cimentero' anche con "La leggenda del mare d'argento", visto che tento d'includere tutti o quasi tutti gli strumenti. Omaggio a un collega ingegnere e diletto personale.

"Amore, dove sei?" è suonata in due con basso alterno insistito; questo significa che, per esempio, per il primo accordo di sol minore il pollice tocca alternativamente la sesta corda (nota sol al terzo tasto) e la quinta corda (nota re al quinto tasto). Indice, medio e anulare toccano le altre corde.

Il programma (software) che sto usando al momento è Sibelius 7; vogliate notare che i simboli degli accordi NON CORRISPONDONO alle note sul pentagramma. Non appena avrò trovato il modo di modificarli, lo farò.

Ho aggiunto una semplicissima parte di organo elettronico (nell'originale forse un Hammond?), ben udibile verso la fine. Il testo è bellissimo, tutta la canzone è bellissima!
            AMORE; DOVE SEI?

 Come sassi, noi siamo come sassi inerti e inamovibili, 
 anche se il nostro orgoglio 
 ci finge sciolti e liberi padroni di noi. 
 Amore dove sei? 
 Amore dove sei? 
 A che serve il pensiero di cui tanto vado fiero 
 se non ti puo' raggiungere dovunque tu sia, 
 se non ti puo' legare all'anima mia. 
 Muto, sordo, avvinto a un ricordo 
 che non si ricompone 
 per ridonarmi te, ti chiamo e t'invoco
 e non posso riaverti con me.
 Amore dove sei? 
 Amore dove sei? 
 Tra i pianeti e le stelle 
 volano le caravelle dell'infinito 
 a che servono se io resto qui 
 senza poterti vedere 
 senza sentirti così. 
 Come un sasso 
 come un sasso spezzato 
 come un ramo troncato 
 che non sarà piú integro 
 ma sempre cercherà 
 la sua metà 
 Amore dove sei? 
 Amore dove sei? 
 Vorrei poter tornare un nulla 
 nel tempo dei tempi, un atomo 
 solo tra gli atomi 
 di quella energia cui tutto tende 
 vita dell'anima mia! 
Uno spezzone di MIDI è qui.
Chissà dove sei De Gregori
Metempsicosi era inclusa nel secondo LP "Amore e leggenda"; qui accludo una prima bozza di trascrizione (aggiungerò il testo e la melodia). Si presta bene ad essere suonata alla chitarra ed è piuttosto semplice. L'unica mia avvertenza è di usare il pollice per le prime due note di ciascuna sestina, il modo che la successione delle note sia rotonda, ma ciò è forse dettato dalla dimensione della mia mano.

www.treccani.it definisce metempsicosi quale "Credenza propria di alcune dottrine religiose secondo cui, dopo la morte, l'anima trasmigra da un corpo all'altro" e il testo di Giorgio Laneve descrive le trasformazioni del povero amante, costantemente in ruolo subordinato, desideroso dell'amata.

Uno si potrebbe domandare se la stessa amata si reincarnasse, vantaggiosamente, anche lei, in tempo sincronizzato, oppure se l'amata fosse ogni volta un'altra diversa. Non lo sapremo mai, per quanto uno, per mostrare buone maniere, dovrebbe rispondere che sí, che il cantante rimase fedele per tutti questi secoli.

Perquanto la tonalità rimanga in "la minore" e faccia credere il contrario, il testo è a lieto fine; non vorrei che la "corona splendida" indicasse il matrimonio.

La parte bassa della partitura è intesa per violoncello, strumento straordinario che tutto sostiene; basterebbe essere in due o tre per ottenere una prestazione (performance, performance...) ricca d'effetto.

Il testo di Metempsicosi che segue viene dall'mp3 comprato su amazon.de.
Giorgio Laneve, come me, usava l'apostrofo e ciò appare leggermente arcaico nell'imperante neo-italiano molto-neo-volgare.

Metempsicosi, di Giorgio Laneve

Quando ero scoglio e tu onda
t'amavo già, t'amavo già
anche se a poco a poco,
per il tuo gioco
mi sgretolavo a ogni assalto,
morivo in te, morivo in te per te.

Quando fui stelo e tu rosa
t'amai di piú, molto di piú
La vita mia senza posa
strappavo alla zolla
per la tua lieve corolla
vivevo in te vivevo in te per te.

Ma il tempo distrusse lo scoglio, la rosa alla terra tornò 
ma cosí forte t'amai, che ti ritrovai, che ti ritrovai

Tu eri regina e io ape
e da ogni calice in fiore 
trassi il prezioso liquore
profumandolo d'amore,
ma la nostra stagione
primavera di polline passò
e il tempo quella pagina voltò

Quando rinacqui
errante trovatore
col mio canto per te ogni prova 
vinsi 
cosí che alla corte d'amore 
d'una corona splendida ti cinsi

Ma il tempo voltava una pagina ancora
dopo la notte ritorna l'aurora.

Quando ero scoglio e tu onda, 
quando fui stelo e tu rosa,
o errante trovatore,
alle corti d'amore
sempre tuo è il mio cuore
oltre l'eternità.

Metempsicosi

Sono un vagabondo metteva in difficoltà il mio orecchio (che ha un diapason a 415 e/o a 440, a seconda del tipo di musica); qualcosa non tornava.

Il motivo è probabilmente semplice, credo che Giorgio Laneve abbia accordato la chitarra un semitono piú basso e che abbia eseguito gli accordi Do, Sol etc. (ne risultano Si, Fa# etc., ma non hanno il timbro del Si e Fa# sulla chitarra in Mi). Per facilitarmi la vita ho alzato l'mp3 di mezzo tono e l'ho trascritto in Do.

Non c'è molto da dire, un altro testo ben construito, letterario; una chitarra basta, perquanto abbia riportato anche il flauto.
Non so da dove vengo e non so
a quale meta domani andrò, son vagabondo
sempre vagante sempre in cammino
nulla mi ferma, mi tiene vicino.
Non ho compagni né un focolare,
né un vero letto dove sognare
son vagabondo
ad ogni sosta colgo un amore
che non mi lascia
traccia nel cuore;
ho per confine il mondo
sono un vagabondo.

Ho nella zaino
la gioia e il pianto,
quella disperdo,
questa mi resta
son vagabono.
Ricco di niente
mi basta un canto
perché il dolore
sembri una festa.
Che cosa cerco? Forse innocenza,
forse potere, oro esperienza?
Tutto mi attira
nulla mi appaga
patria e rifugio
per me è la strada.
Ho per confine il mondo
sono un vagabondo.
 
Uomini bianchi, uomini neri,
inerme gregge cieco e dolente, 
son vagabondo
ed io che vago coi miei pensieri 
sempre piú solo
in mezzo alla gente.
Finché una sera,
forse ben presto,
fisso a una stella, 
troppo lontana
(son vagabondo)
cadro riverso dopo aver chiesto
l'ultimo sorso a una fontana. 
Ho per confine il mondo,
sono un vagabondo.

E a me, vagabondo,
cui fu piccolo il mondo
solo un pugno di terra
il Signore darà
per vagabondare per l'eternità

Sono un vagabondo

Francesco De Gregori

Amo Francesco De Gregori da lunghissimo tempo; non sono molto aggiornato con le sue composizioni, ma diverse le ho tenuto nel cuore e le ascolto spesso.

A seconda dell'onnipresente Wikipedia (ma chi ne scrive gli articoli??? Perché dobbiamo crederci???) Francesco de Gregori non tiene in grande considerazione il suo secondo LP con "l'agnello" (che è intitolato "Francesco De Gregori"). Al contrario, per me esso contiene canzoni straordinarie, figlie di quegli anni, che io ascoltavo con gli orecchi di un adolescente. Credo che ne trascrivero' due o tre, e la prima è "Chissà dove sei?". Mi scappa di definirla "simbolista", è bellissima.

La sua sonorità geniale, dopo averla analizzata ben benino, deriva dal fare l'accordo di re maggiore e passare al secondo accordo tenendo premuta solo la secorda corda sul terzo tasto. Il sol della terza corda è libero, e anche la prima è libera. Non so quali suoni armonici si liberino, il "sol sesta" che ne viene fuori è vibrante.

La parte del basso dovrebbe all'incirca corrispondere all'originale. La canzone è relativamente difficile da cantare.

 Chissà dove sei
 perduta nella notte,
 col tuo trucco infame
 e la tua giacca da bandito

 Io ti ho aspettato
 all'ombra dei tuoi percome
 col mio viso angelico
 percosso dai fatti.

 Chissà dove sei
 perduta nei segni,
 col la tua sigaretta
 come una matita
 e le tue speranze di vittoria.

 Io ti ho accettato
 come una bella calligrafia,
 un biglietto da visita
 e due occhi diversi.
 Puo' accadere di tutto,
 puoi anche conquistare
 vari uomini bruni
 e misurarne l'aspetto,
 ma il mio indirizzo è
 Via del Sopraciglio Destro
 con rispetto parlando,
 e altre parti, altre parti di me.
"Pezzi di vetro" ha il grandissimo vantaggio che per suonarla avete solo bisogno della chitarra.

Gli accordi sono piuttosto semplici e tipici, questo spezzone di spartito vi darà l'aire per trovarli tutti da soli.

 L'uomo che cammina sui pezzi di vetro
dicono ha due anime e un sesso 
di ramo duro in cuore
e una luna e dei fuochi alle spalle
mentre balla e balla,
sotto l'angolo retto di una stella.
Niente a che vedere col circo,
nè acrobata nè mangiatore di fuoco,
piuttosto un santo a piedi nudi,
...

Angelo Branduardi

Di Angelo Branduardi si trova qualche tavolatura, anche in forma elettronica; io mi dedicherò alla Serie dei Numeri e, probabilmente, a "Uomini di passaggio"

"La serie dei numeri" è bellissima ma, insieme a "Confessioni di un malandrino", mi ha sempre procurato scoraggiamento. Il motivo ora mi è chiaro: un suonatore da solo, perfino lo stesso Branduardi, non può eseguire la musica scritta per tre o quattro strumenti che suonino insieme.

Se a un povero chitarrista viene domandato dai compagnoni "Sú, tu che sei bravo, suona la Serie de numeri", alla fine diranno, delusi "Mah, non é cosí bravo" ... e ci credo! Bisogna essere almeno almeno in tre, meglio se in quattro per rendere onore a un pezzo del genere. Lo stesso dicasi delle "Confessioni"; nel caso della "Serie dei numeri":
  • Il primo amico suona la chitarra solista
  • Un altro accompagna alla seconda chitarra
  • C'è il basso
  • Magari c'è un violinista (sennò la chitarra solista come surrogato)
  • Un po' di timpano
  • Idealmente un orchestra ah ah ah
Ciò detto, il tempo è in 2 mentre io ho usato 4/4, sbagliato, correggerò.
Ho cercato di riportare accuratamente l'introduzione per chitarra sola; questa introduzione può tranquillamente essere ripetuta durante il canto, (per sbaglio ho anche ottenuto delle variazioni). Notate che la parte che verrà suonata dagli archi, in precedenza era stata suonata da uno strumento a plettro. Voglio dire che parti semplici eseguite insieme da strumenti diversi raggiungono un effetto fantastico. Il basso è mio, nell'originale era piú magrolino.

L'accompagnamento è Re Re Re La Sol Sol Sol La Re Re Re Re (come piu' o meno ho indicato sul pentagramma, un colpo solo al La). Le parti del mondo saranno "terra, acqua, cielo"; cinque età forse "infanzia, fanciullezza, maturità, vecchiaia" piú un'altra; da dove vengano gli altri numeri, eccettuati il due e il dodici non saprei, Branduardi e signora prendono sempre di qua e di là.

Il testo che riporto dovrebbe essere corretto, con due piccoli dubbi.
E tu bel bimbo
bimbo mio dolce
dimmi cosa vuoi
che io ti canti.
"Cantami dei numeri la serie
sino a che io oggi non la impari".
Unica è la morte, niente, oltre niente di piú.
 
E due i buoi legati al carro
e sono tre le parti del mondo,
quattro le pietre di Merlino
che affilano le spade degli eroi
unica è la morte
E sul cammino che il tempo fa
cinque finora sono le età
e sono sei le erbe che
nel calderone il nano mescolerà
Yarallara lallara yaya
Sette sono i soli, sette le lune
otto sono i fuochi accesi a maggio
attorno alla fontana sono nove
fanciulle che danzano alla luna
unica è la morte,
niente, oltre niente di piu'
Dieci vascelli sono venuti
portandoci la guerra da lontano
Undici guerrieri sono tornati
quand'erano in trecento a partire
unica è la morte,
niente, oltre niente di piú.
 
E sul cammino che il tempo fa
cinque finora sono le età
e sono dodici i mesi che
giorno per giorno da sempre segnando va
Yarallara lallala la
E dodici ancora sono i segni
che puoi leggere nel cielo
guerra tra di loro han dichiarato
questa che vi canto sar� la fine
unica è la morte,
niente, oltre niente di piú.
Allora la tromba suonerà
avremo fuoco e tuono, pioggia e vento:
la serie dei numeri é finita
per l'uno sai che non c'è serie
unica è la morte
e due i buoi
e tre le parti
e quattro le pietre
cinque le età
e sei le erbe
se sette sono i soli
e sette le lune,
otto sono i fuochi
e nove le fanciulle
ma dieci i vascelli
e undici i guerrieri
e dodici i segni, e dodici i mesi
e unica è la morte,
da sempre madre del dolore.
Spartito della Serie dei Numeri

Spartito della Serie dei Numeri

Peixinhos da Guiné di César Guerra-Peixe

Volevo annunciare al mondo che, finalmente!, esiste la partitura di Peixinhos da Guiné del compositore brasiliano César Guerra-Peixe.

Siccome son riuscito a trovare l'mp3 suonato da Sebastião Tapajós, immagino che egli abbia avuto a disposizione lo spartito originale

Questa preziosa trascrizione, naturalmente, non è farina del mio sacco; l'ho commissionata alla mia giovanissima e bravissima maestra Maria Luisa Tonàcio la quale dovrebbe prepararmene altre.

La musica piu' conosciuta di Guerra-Peixe è probabilmente il Preludio n.5, che ha qualcosa di sardo, come i Peixinhos; di questa si puo' trovare il pdf.


partitura Peixinhos da Guiné




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